Studio sulla capacità di reidratazione dell’acqua Uliveto in soggetti che praticano attività sportiva

L’attività sportiva rappresenta una condizione fisiologica nella quale vi è la necessità di disperdere il calore corporeo accumulato con l’esercizio ai fini di mantenere una temperatura corporea interna costante. Il meccanismo di termoregolazione più efficiente, durante attività fisica, è rappresentato dalla sudorazione. La perdita idrica e di minerali aumenta con la produzione del sudore e può raggiungere valori molto elevati in condizioni climatiche sfavorevoli e di intenso lavoro muscolare. Tra i pericoli della disidratazione sono rilevabili la riduzione dell’efficienza cardiovascolare, la diminuzione del flusso ematico cutaneo con aumento della temperatura interna fino al colpo di calore, la riduzione del volume plasmatico e la conseguente alterazione della funzionalità renale. La normoidratazione rappresenta dunque una condizione fondamentale per la pratica sportiva ed in particolare per la prestazione muscolare. Una perdita di acqua pari a solo l’1% del peso corporeo può influire sul rendimento fisico, mentre una perdita del 2.5% del peso corporeo può determinare una diminuzione del 35% della prestazione sportiva e soprattutto esporre a seri rischi la salute dell’atleta stesso. Non dovendo e potendo impedire la perdita di liquidi e minerali col sudore, è necessario ottenere, dopo o durante l’esercizio praticato, un’adeguata reidratazione, che può essere raggiunta solo se le perdite idro-saline saranno correttamente reintegrate. La velocità di tale processo reidratativo diventa fondamentale specialmente in situazioni di lavoro muscolare prolungato, continuo o intermittente e in condizioni climatiche sfavorevoli, quali ambienti caldo-umidi, senza però sottovalutare la possibile disidratazione corporea conseguente allo stimolo diuretico evocato dal freddo. L’assorbimento dei fluidi avviene nell’intestino, primariamente a livello del tenue, dopo che si è concluso lo svuotamento gastrico. Quest’ultimo processo è influenzato proporzionalmente dal volume dei liquidi ingeriti ed inversamente dalla loro densità energetica, dato che alimenti solidi e proteici rallentano il transito gastrico. Osmolarità, temperatura e ph della bevanda ingerita hanno un ruolo ugualmente importante ma secondario al volume dei liquidi ingeriti. Il processo di assorbimento intestinale è di tipo passivo: l’acqua segue un gradiente osmotico, benché è descritto un cotrasporto con altri nutrienti, in particolare sodio-glucosio. L’assorbimento di acqua intestinale è incrementato da soluzioni gluco-sodiche, purchè ipotoniche rispetto al plasma; soluzioni ipertoniche invece promuovono un temporaneo flusso netto di liquidi verso il lume intestinale, contribuendo ad una ulteriore disidratazione tissutale. E’ ancora oggetto di studio la velocità e la modalità reintegrativa di bevande che meglio si adattano ad un ripristino ottimale dei compartimenti intra e extracellulari interessati dalla disidratazione corporea.


Università degli Studi di Firenze Scuola di Specializzazione di Medicina dello Sport – P. Manetti, G. Galanti – 2005

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